Il VAR italiano Marco Di Bello è finito sotto accusa durante la semifinale di Champions League tra Bayern Monaco e Paris Saint-Germain, ma le regole IFAB spiegano perché è stato corretto.
Il quarantenne ufficiale italiano era nella sala VAR per la partita di ritorno all’Allianz Arena di Monaco, dopo un emozionante 5-4 a Parigi la settimana precedente.
Di Bello rappresenta l’Italia in Champions League

Ha fatto infuriare l’allenatore del Bayern Monaco, Vincent Kompany, e i tifosi per aver deciso di non intervenire dopo che il pallone aveva chiaramente colpito il braccio teso di Joao Neves.
Anche l’arbitro portoghese Joao Pinheiro non aveva fischiato il rigore per l’incidente, ma ha atteso la conferma da Di Bello, che gli ha segnalato di continuare a giocare.
Ciò ha causato un’enorme controversia nei media e nello stadio stesso, ma le regole IFAB dimostrano che Di Bello ha agito correttamente non suggerendo una revisione al campo (On-Field Review).
Questo perché il pallone era stato deviato sul braccio di Joao Neves dal compagno di squadra del PSG, Vitinha.
Nelle sue disposizioni per chiarire le regole sul fallo di mano, l’IFAB ha aggiunto un’eccezione alle leggi del gioco, notando specificamente che non si tratta di un fallo di mano se il pallone viene «colpito sulla mano/braccio da un giocatore da un pallone giocato da un compagno di squadra (a meno che il pallone non vada direttamente nella porta avversaria o il giocatore segni immediatamente dopo, nel qual caso viene assegnato un calcio di punizione diretto alla squadra avversaria)».
In un altro episodio controverso, quando Nuno Mendes del PSG è stato coinvolto in una seconda potenziale ammonizione, Di Bello non ha potuto intervenire, poiché il VAR non è autorizzato a occuparsi di cartellini, a meno che non debbano essere trasformati in espulsioni dirette.
