Dopo la recente vittoria degli Spurs contro Miami, Victor Wembanyama ha preso la parola in conferenza stampa per presentare la sua candidatura al prestigioso premio di MVP della stagione. Il giovane francese ha dichiarato di aver riflettuto a lungo sulla questione e di ritenere di essere attualmente in testa alla corsa, con l’obiettivo di risolvere il dibattito sulla sua eleggibilità a fine stagione. Sollecitato da The Athletic, Wembanyama ha argomentato la sua posizione basandosi su tre punti chiave.
I tre pilastri della sua candidatura
La difesa come fattore dominante
Wembanyama ha sottolineato come la difesa, che costituisce il 50% del gioco, sia spesso sottovalutata nella corsa all’MVP. Si considera il giocatore difensivo più influente dell’intera lega. La sua presenza in campo modifica radicalmente gli schemi avversari: con lui, gli Spurs subiscono in media 103.5 punti ogni 100 possessi, un dato impressionante che supera persino la difesa di OKC (la migliore della lega, che concede 105.7 punti). È l’unico giocatore non appartenente ai Thunder tra i primi sei in questa statistica. Wembanyama è inoltre in corsa per chiudere la stagione come miglior stoppatore per il terzo anno consecutivo, avvicinandosi al record di quattro stagioni totali detenuto da leggende come Kareem Abdul-Jabbar, Mark Eaton e Marcus Camby.
Il confronto diretto con i Thunder
Un altro punto a favore, secondo il francese, sono i confronti diretti con gli Oklahoma City Thunder. Nonostante Shai Gilgeous-Alexander, un forte candidato MVP, giochi per OKC, Wembanyama ha evidenziato le vittorie quasi costanti degli Spurs contro di loro in questa stagione. San Antonio ha dominato tre incontri con la squadra al completo e ne ha vinto uno con i giocatori di rotazione.
L’impatto offensivo a 360 gradi
Il suo contributo offensivo, ha spiegato Wembanyama, va oltre i semplici punti realizzati. Il francese è attualmente secondo nel plus/minus, subito dietro a Shai, e le sue medie stagionali sono eccezionali: 24.3 punti, 11.2 rimbalzi, 3.0 assist e 3.0 stoppate a partita. Questi numeri lo collocano in una categoria élite: solo sei giocatori nella storia della NBA hanno raggiunto tali cifre in una singola stagione, tra cui Kareem Abdul-Jabbar (5 volte), Hakeem Olajuwon (2), Shaquille O’Neal, Patrick Ewing e David Robinson (1 ciascuno).
La questione delle partite giocate
Un fattore cruciale per l’eleggibilità al premio MVP è la soglia minima di 65 partite giocate in stagione. Candidati come Nikola Jokic, Shai Gilgeous-Alexander e Luka Doncic stanno gestendo attentamente le loro presenze per qualificarsi. Anche Wembanyama deve giocare almeno 7 delle rimanenti 10 partite per essere eleggibile. Gli Spurs, con 22 vittorie nelle ultime 23 gare, hanno mostrato una crescita sorprendente, trasformandosi rapidamente in una squadra con ambizioni di titolo, un salto di qualità che ha bruciato le tappe. Anche Wembanyama ha accelerato enormemente il suo sviluppo. Sebbene quest’anno l’MVP possa sfuggirgli, è ormai chiaro che per lui è solo questione di tempo prima di conquistare questo prestigioso riconoscimento.
