Totò Schillaci: Un Ritratto Intimo del Bomber, Rivelato dalla Figlia in un Libro

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Preview Totò Schillaci: Un Ritratto Intimo del Bomber, Rivelato dalla Figlia in un Libro

La figlia di Totò Schillaci ricorda il padre, eroe di Italia `90, in un libro che esplora il loro complesso legame e la riconciliazione avvenuta durante la malattia.

Altre estati e altri gol si susseguiranno, ma la figura di un `Totò` – un eroe umile e passionale capace di infiammare i sogni di una nazione intera – è quasi irripetibile. Jessica Schillaci, che aveva solo due anni quando suo padre si trasformò nell`idolo di Italia `90, ha scelto di dedicargli un libro toccante ed emozionante, a un anno dalla sua scomparsa. L`opera, intitolata “Solo io posso scrivere di te”, è un`esplorazione profonda della memoria e degli affetti, un legame che trascende i trionfi mondiali e persiste anche nel momento più difficile della malattia.

Beppe Bergomi e Totò Schillaci

Un toccante video ricorda le parole di Beppe Bergomi su Schillaci: “È stato l’eroe di tutti noi, ci mancherà tanto”.

Perché il titolo «Solo io posso scrivere di te»?

Jessica spiega: «Mio padre era l`eroe di Italia `90, con i suoi occhi infuocati dopo ogni gol e l`allegria di quell`estate indimenticabile. Ma dietro l`immagine pubblica c`era un uomo complesso, capace di commuovere e, a volte, di ferire. È stato un padre spesso distante, eppure con un cuore immenso. L`ho descritto come `meravigliosamente imperfetto`, un connubio di luce e ombra, grandezza e fragilità. Il titolo del libro si ispira a Oriana Fallaci e al suo `Solo io posso scrivere la mia storia`, un`esigenza simile di narrarsi senza riserve.»

Quando ha sentito l`urgenza di raccontare questa storia?

L`esigenza è emersa con forza durante gli ultimi quindici giorni di vita di Totò, quando Jessica gli ha prestato assistenza non solo come figlia, ma anche come infermiera. «Non era più il Totò Schillaci pubblico, ma semplicemente mio padre che si spegneva. È paradossale, ma la malattia ci ha uniti profondamente. Lui rifletteva sui suoi errori, mentre io trovavo la mia riconciliazione. Ricordo i suoi sforzi, incapace di parlare, ma capace di affidare parole d`amore a un foglio. Scrivere questo libro è stato un processo di guarigione per una ferita antica, seppur non ancora del tutto rimarginata.»

Jessica Schillaci, la figlia di Totò Schillaci

Come descriverebbe il vostro rapporto prima di questo riavvicinamento?

Jessica lo descrive come «complicato, ma privo di conflitti aperti. Semplicemente, era spesso assente, non chiamava, non scriveva. Il calcio e le sue relazioni sentimentali assorbivano gran parte della sua vita. Quando confessò i tradimenti a mia madre, mi schierai con lei, la quale, nonostante tutto, non ha mai smesso di incoraggiarci ad amarlo. La loro separazione ha ampliato la distanza tra noi, rendendo gli incontri sempre più rari. Tuttavia, ho un legame eccellente con la madre di mia sorella Prisca.»

Perché la scelta di lasciare Palermo per Verona?

All`età di 23 anni, dopo la laurea in Lettere, sentii il bisogno di un nuovo inizio, perché «essere la figlia di Totò Schillaci» a Palermo era un peso. Volevo ricostruire la mia vita da zero. A Verona ho svolto molti lavori, ho trovato la mia strada professionale e, soprattutto, ho incontrato mio marito. Per anni, ho celato le mie origini, non per vergogna, ma per discrezione. Anche mio padre aveva questo tratto: il suo «Schillaci sono» non era un`affermazione di celebrità, ma di identità, una frase che ripeté persino togliendosi la maschera d`ossigeno. Avrei preferito che non fosse stato famoso e, forse, anche lui lo avrebbe preferito…

Totò Schillaci in un momento di vita quotidiana

Qual è la reazione delle persone quando scoprono la sua parentela?

Jessica racconta che «tutti hanno un aneddoto legato a Schillaci. Ricordo di un uomo in un paese arabo che usò il nome di Totò per attraversare la frontiera. E poi c`è la canzone di Bennato e Nannini: ho sempre creduto che parlasse di lui, e mi emoziona ancora profondamente.»

Cosa rammenta del suo ultimo periodo?

«La sua dignità,» risponde Jessica. «Sapeva di essere in svantaggio, ma ha lottato con tutte le sue forze, fino all`ultimo respiro. Per questo, la sua ultima `partita` è stata la più significativa: non era il risultato a contare, ma la sua presenza, e la nostra accanto a lui.»

Totò Schillaci esulta dopo un gol ai Mondiali del 1990

Crede che il mondo del calcio abbia reso a Totò il giusto omaggio?

«A dire il vero, non pienamente,» ammette Jessica. «Qualcuno era presente, altri meno. Mi ha colpito molto il messaggio commosso di Roberto Baggio sui social media. Mi hanno raccontato che da piccola volevo stare sempre tra le sue braccia, e mio padre gli voleva bene, nonostante una volta gli abbia dato una testata… Vorrei che leggesse il libro per riconnettersi con il suo vecchio compagno. Con Tacconi, invece, c`è un legame profondo e sincero, tanto che il figlio di Stefano è il migliore amico di mio fratello Mattia.»

Filippo Inzaghi, attuale allenatore del Palermo

E l`omaggio della città di Palermo?

«Mio padre sarebbe felicissimo di sapere che un angolo di Palermo porterà il suo nome. Mi piacerebbe anche consegnare una copia del libro a Pippo Inzaghi, non solo perché allena la squadra – e spero la guidi in Serie A – ma anche perché l`ho conosciuto da bambina, quando giocava con Del Piero alla Juve. Quella fu l`ultima volta che andai allo stadio. Ci sono tornata solo dopo la morte di papà, per l`omaggio del Barbera, e da allora, diverse altre volte.»

In fondo, prova affetto per il calcio?

«È un sentimento complesso e inconscio: il calcio è ciò che mi ha sottratto mio padre per gran parte della vita. Non lo amo, non lo seguo assiduamente, eppure, quando vado allo stadio, si risveglia in me un`emozione profonda e viscerale. `Totò Gol` fu una delle prime parole che imparai da bambina.»

Le aveva mai confidato quale fosse il suo gol prediletto?

«No,» risponde, «ma mi piace credere che fosse lo stesso del mio: una rovesciata segnata con la Juventus contro il Verona. Quel gol, per me, ha un significato più intimo, legato alla sua esperienza in bianconero, che per lui e anche per me fu la più gratificante. Italia `90 è stato un evento irripetibile, ma la sua carriera non si limita a quel singolo lampo estivo: pochi possono vantare di aver giocato sia nella Juventus che nell`Inter. Devo ammettere, però, che a differenza di Torino, ho pochi ricordi legati a Milano, forse perché proprio in quel periodo, durante il passaggio tra i due club, si consumò la rottura con mia madre. È stato anche un pioniere, trasferendosi in Giappone e lavorando con dedizione per inseguire un sogno. Mi ha trasmesso valori come la dedizione, l`umiltà e la capacità di meravigliarsi di fronte alle piccole cose.»

Immagine commemorativa di Totò Schillaci

Qual è stata la `notte magica` più significativa per voi due?

«Io e mio padre, alle sei del mattino, in una Venezia deserta. Era di fretta per partecipare a uno show televisivo, puntuale come un passaggio decisivo in area di rigore, ma quell`alba fu solo nostra. Un `gol` che non dimenticherò mai.»

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