Sofia Cantore: «Sogno l’Europeo con l’Italia, poi la mia avventura negli Stati Uniti»

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Dopo il torneo si trasferirà a Washington, diventando la prima italiana nella National Women`s Soccer League. «Il CT Soncin ci ha sempre infuso fiducia,» afferma, «e dalle lacrime delle mie compagne ho compreso che stavamo riscrivendo la storia.»

di Alessandra Bocci — Ginevra (SVIZZERA)

Sofia Cantore dell`Italia in azione durante la partita del Campionato Europeo Femminile UEFA 2025.

Sofia Cantore detta il ritmo sia in campo, con i suoi assist, sia fuori, con le sue scelte musicali moderne. Ha assunto il ruolo di DJ del gruppo insieme ad Arianna Caruso, «detronizzando» Cristiana Girelli. Ancora assonnata dopo la lunga notte di festeggiamenti, ma con la battuta pronta, ride quando le si fa notare che ha tolto lo scettro delle playlist alla veterana: «Beh, diciamo che la musica si evolve,» scherza. «Cri proponeva ancora quella da villaggio vacanze. Ma per festeggiare e coinvolgere tutti, Raffaella Carrà va sempre bene!»

Che emozione le resta dopo questa storica qualificazione alla semifinale?

«Faccio ancora fatica a metabolizzare l`accaduto, mi serve sempre un po` di tempo,» confida. «Ma vedere le altre, in particolare le ragazze più esperte, con le lacrime agli occhi mi ha fatto comprendere che avevamo davvero compiuto qualcosa di storico.»

Qual è stata, secondo lei, la chiave di questo successo?

«Non saprei dirlo con esattezza, ne abbiamo discusso a lungo tra di noi,» ammette. «Credo che i gol segnati all`ultimo minuto nascano da una spinta interiore che va oltre le pure capacità calcistiche. Abbiamo sofferto, e l`unione di intenti ci ha sorrette. Sembrava proprio che dovesse andare così. Abbiamo iniziato con un sogno, e questa mentalità ci ha condotte fin qui.»

Sofia Cantore dell`Italia celebra con le compagne di squadra Emma Severini e Arianna Caruso.

Tuttavia, le capacità calcistiche hanno il loro peso, come dimostrano i suoi assist a Girelli…

«Il primo era in realtà un tiro, Cristiana è stata brava a deviarlo in rete,» spiega. «Il secondo… ho alzato la testa e ho visto tre compagne, Caruso, Girelli e Cambiaghi, che richiamavano il cross. Mi sono detta: la sposto sul destro e la metto in area. Come se sapessi che sarebbe stato il passaggio giusto. Attaccare l`area con questa determinazione significa credere profondamente di poter raggiungere il proprio obiettivo.»

L`obiettivo massimo era la semifinale. Ora guardate oltre?

«Attualmente non ci poniamo limiti,» afferma. «Tuttavia, siamo consapevoli che raggiungere la finale è un traguardo molto arduo.»

Cosa ha apportato il CT Soncin a questo gruppo?

«Ci ha infuso una grande fiducia,» risponde. «Ci ha detto fin dal primo giorno che potevamo giocarcela con chiunque. E sul piano tattico cura ogni minimo dettaglio: scendiamo in campo sapendo sempre esattamente cosa dobbiamo fare.»

Il CT sostiene che il vostro calcio ha una purezza, il Presidente Gravina ha affermato che siete il simbolo dell`Italia più autentica, quella che non si arrende mai. Questa investitura le crea pressione?

«C`è una purezza diversa, perché abbiamo seguito percorsi differenti,» riflette. «Tuttavia, non credo a certi giudizi che leggo; non penso affatto che i ragazzi, quando indossano la maglia azzurra, lo facciano senza le giuste motivazioni. Credo siano uguali a noi, pur avendo intrapreso strade diverse. E le parole del Presidente sono uno stimolo: ogni giorno è una lotta per coinvolgere sempre più persone nel movimento. Mettiamo in campo la nostra forza e quella di tutte le ragazze e le bambine che sognano di giocare a calcio.»

Sofia Cantore dell`Italia segna un gol sotto pressione da Ingrid Syrstad Engen della Norvegia.

A giudicare dagli ascolti televisivi, state riuscendo molto bene.

«I risultati ci aiutano, e noi cerchiamo di puntare sempre più in alto. La Nazionale è diventata per noi una vera famiglia.»

Sofia, lei è tra le più giovani della squadra: dopo questo Europeo, andrà a giocare negli Stati Uniti, a Washington, prima italiana in quel campionato. Come ha maturato la decisione di lasciare la Juventus?

«Sono una persona curiosa e mi attrae l`idea di scoprire un calcio e una cultura diversi,» risponde. «Quanto all`età, a 25 anni mi sento un po` un trait d`union tra le senior e le giocatrici più giovani. Diciamo che appartengo alla `generazione di mezzo`.»

Le capita mai di ascoltare i racconti epici di quando si giocava sui campi in terra battuta?

«Li ascolto e credo facciano parte di un`eredità fondamentale, perché da quelle difficoltà sono scaturite le numerose conquiste che ci hanno condotte fin qui,» riflette. «Bisogna guardare avanti, senza però dimenticare i valori nati da quelle sfide. Sento spesso i racconti di trasferte epiche in pullman da Brescia a Bari, pranzo in autogrill e partita nel pomeriggio. Sono momenti iconici, ma d`altra parte, anche a me è capitato di allenarmi su un campo a nove; per questo mi considero parte della `generazione di mezzo`. E penso che il nostro percorso, i nostri valori, debbano essere preservati. Sono fortunata a vivere in un momento di grande cambiamento, ma tanta passione ha dato i suoi frutti e non deve assolutamente andare persa.»

Sofia, tralasciando la finale, qual è il suo prossimo grande sogno?

«Conseguire la laurea in Scienze dell`Alimentazione,» risponde con un sorriso. «Prima o poi riuscirò a ottenere questa benedetta laurea.»

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