Il bresciano MVP del Mondiale di volley festeggia il suo secondo titolo iridato, riflettendo su traguardi «impossibili» raggiunti a soli 23 anni.
Il post-vittoria del Mondiale a Manila è stato un tripudio, celebrato in un ristorante italiano a Makati, cuore pulsante della città. Alessandro Michieletto ha descritto l`atmosfera: «Abbiamo mangiato, bevuto e cantato canzoni di Sfera Ebbasta, rap, trap, tutta roba un po’ `ignorante`, per gasarci. Già sul pullman avevamo fatto un gran casino, tutti a saltare e ballare con la musica scelta dal nostro dj, Luca Porro – un dj molto scarso, va detto!». La festa è continuata con un inaspettato giro notturno: «Siamo tornati in hotel che era l’una o poco più, abbiamo fatto le valigie e, siccome la partenza per l’aeroporto era alle 4, siamo andati a farci un giro lì a Makati. In piena notte. È stato un bel momento». Un`occasione intima per il gruppo di elaborare l`impresa straordinaria appena compiuta.
Michieletto eletto MVP del Mondiale
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Alessandro Michieletto è stato incoronato MVP del Mondiale. Interrogato sul significato di questo titolo che lo designa come «il giocatore più forte del mondo», Michieletto ha risposto con grande umiltà: «Sì, il premio è quello, però non significa che sono il miglior giocatore del mondo. Posso esserlo stato in questa manifestazione. Ed è un premio per tutto il torneo in generale, non per la finale, perché altrimenti avrebbero dovuto premiare Yuri (Romanò), lo avrebbe meritato più di me. Poi, certo, è un riconoscimento che mi rende orgoglioso e che mi dà un po’ i brividi. Durante la premiazione ero molto emozionato, cosa che non è da me. Difficilmente mi agito quando si parla di pallavolo. E invece lì lo ero, eccome, agitato: già ero in confusione per la vittoria… Ma voglio dire che nella nostra squadra, per come abbiamo giocato dagli ottavi, tutti avrebbero meritato l’MVP».
Sulla pressione e le aspettative future, il giovane campione ha le idee chiare: «Mah, intanto adesso credo che si alzerà l’asticella delle aspettative da parte di molti. E io dovrò cercare di confermare sul campo quel giudizio. Dopodiché resto quello che ero, e credo che resterò sempre: uno che gioca con leggerezza. Non sarà un premio a mettermi più ansia o responsabilità».
La forza del collettivo: Italia-Polonia, non Michieletto contro Leon
In merito al confronto con Wilfredo Leon, sbandierato come una sfida personale prima della partita contro la Polonia, Michieletto ha puntualizzato: «Ma appunto, era Italia-Polonia, non Michieletto contro Leon. Con loro l’abbiamo vinta di squadra, perché solo così si possono portare a casa partite del genere. In questo Mondiale s’è visto chiaramente che non è mai un giocatore a decidere i risultati. A parte Aleksander Nikolov che nella Bulgaria fa tutto da solo, o quasi».
Il campanello d`allarme dopo il Belgio e il tormentone dei biglietti
Ripensando alla sconfitta contro il Belgio, Michieletto ammette: «Devo dire la verità: quella partita ha fatto suonare un campanello d’allarme. Dopodiché, detto con tutta l’umiltà possibile, sapevamo di poter battere l’Ucraina, e quindi non parlerei di paura. Ci siamo solo detti e ripetuti che per noi cominciava subito, prima degli altri, la fase da dentro o fuori, in cui non sarebbe stato concesso di sbagliare. Però è vero che siamo anche un gruppo un po’ di `coglionazzi` e quindi tra le partite con il Belgio e l’Ucraina è scattato un tormentone: in tanti abbiamo continuato a fare la stessa domanda al team manager Giretto: `Hai già fatto i biglietti? Hai già fatto i biglietti?`. Come se fosse scontato che saremmo stati eliminati. E siccome dopo la vittoria con l’Ucraina non ce n’è stato bisogno, abbiamo pensato che portasse bene ed è diventato un tormentone. Giretto ha continuato a sentirsela ripetere prima degli ottavi e dei quarti. E alla fine siamo stati gli ultimi ad andare a casa».
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La capacità di resettare e i momenti chiave
Un momento cruciale del torneo è stato l`avvio dell`ottavo di finale contro l`Argentina, quando Michieletto ha iniziato con un disastroso 0/6 in attacco. «Non è stato semplice, ma su questo aspetto sono migliorato con gli anni. Da giovane probabilmente non mi sarei ripreso. Ora riesco a resettare. E se poi ne metto giù un paio, riprendo fiducia, gli errori vengono dimenticati. Ci ho lavorato».
Se gli si chiede di visualizzare un`azione simbolo di questo torneo, Michieletto ne cita due, entrambe difensive: «Ce ne sono due: una difesa su una diagonale di Sasak. E la copertura sul punto del 22 pari del secondo set, sempre contro la Polonia». Sottolinea con ironia: «Esatto. In quella partita mi sono piaciuto molto per quello: sono stato bravo in ricezione, difesa e copertura. È vero che in copertura diciamo che se mi stendo per bene ne copro tanto di campo (risata). In semifinale ho fatto una partita alla… Daniele Lavia».
L`allenatore della nazionale italiana di pallavolo maschile, Ferdinando De Giorgi, al suo arrivo all`aeroporto Fiumicino di Roma.
Il ruolo fondamentale di Ferdinando De Giorgi
Michieletto riconosce l`immenso contributo del CT Ferdinando De Giorgi nella vittoria: «C’è la tranquillità. La capacità di uscire da un momento difficile come è stato l’inizio di questo Mondiale. C’è la lucidità nell’affrontare una partita delicata e dura come la semifinale con la Polonia. E la capacità che ci ha trasmesso di imparare dagli errori. In questo senso la partita persa in Nations League contro i polacchi ci è servita quando li abbiamo riaffrontati qui. Lui e lo staff in quanto a tattica non hanno sbagliato niente».
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Futuro e il segreto del successo a 23 anni
A soli 23 anni, Michieletto ha già conquistato due Mondiali, e la competizione si giocherà d`ora in poi ogni due anni. Riflettendo sui suoi straordinari successi, il giocatore afferma: «È vero, sto raggiungendo dei traguardi impossibili per la mia età. Quasi non me ne rendo nemmeno conto. E forse è questo, il mio segreto: come sto in campo, divertendomi, tranquillo. Ho paura che se mi fermassi a pensare a quel che ho fatto e che ho già vinto sarebbe controproducente».
