Luca Zingaretti: Un Viaggio Tra Sport e Recitazione

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L`attore e regista Luca Zingaretti condivide i ricordi della sua giovinezza sportiva: «Mia madre mi conduceva al Foro Italico per gli Internazionali, ma il pubblico era scarso. A quel tempo, il tennis non mi interessava; preferivo sport di contatto come la lotta e giocavo a calcio come mediano. Oggi, però, le cose sono cambiate…»

La fedeltà calcistica è un valore immutabile per Luca Zingaretti. L`attore, regista e produttore, noto anche per il suo spirito sportivo, dichiara senza esitazione il suo eterno amore per la Roma. Racconta un aneddoto familiare: «Mia moglie, di origine napoletana, ha portato le nostre figlie ai festeggiamenti per lo scudetto del Napoli. Ci siamo divertiti, ma al ritorno a casa ho subito scherzato con loro, dicendo che dovevano tornare a tifare giallorosso o avrebbero dormito sul balcone.» Zingaretti riflette sul suo passato calcistico, quando da giovane prediligeva il «fango» del campo, giocando come mediano difensivo, più interessato al contrasto che al gol. La sua passione per il tennis, invece, è più recente: pur ammettendo di non essere un campione, si definisce un «terraio» che predilige il gioco da fondo campo, anche se la noia lo spinge a cercare soluzioni più offensive, spingendosi a rete.

Si suppone che lei abbia ammirato Adriano Panatta, dunque…

«Come si potrebbe non apprezzarlo?» risponde Zingaretti. «È una persona affascinante e perspicace, e rappresenta una parte importante della mia giovinezza. Ammiro lui e l`intera Squadra [di Coppa Davis degli anni `70]. Ricordo bene quando mia madre, un`appassionata di tennis, mi portava al Foro Italico: pranzavamo con un semplice panino e poi ci sistemavamo sugli spalti. Era un`epoca diversa; agli Internazionali c`erano pochissimi spettatori. Nonostante gli sforzi di mia madre per farmi appassionare, all`epoca il tennis non mi attraeva. Lo vedevo come uno sport elitario, praticato in circoli eleganti da persone vestite di bianco, e lo trovavo piuttosto noioso. La mia vera passione era il calcio, il contatto fisico e la `lotta` del gioco.»

Adriano Panatta in azione durante una partita di tennis.
Adriano Panatta in un`azione di gioco. (AP-PHOTO)

Successivamente, l`Accademia d`Arte Drammatica ha segnato il suo incontro cruciale con Andrea Camilleri. Si potrebbe descrivere la vostra relazione come quella tra un allenatore e il suo atleta simbolo?

«È una metafora che trovo azzeccata,» afferma Zingaretti. «In definitiva, sono stato un veicolo per la sua arte, portandola in giro per l`Italia e in tutto il mondo.»

Il monologo «Autodifesa di Caino» si presenta come un`opera impegnativa, non solo a livello interpretativo ma anche fisico, come spesso accade per i monologhi. Come si prepara un attore ad affrontare uno spettacolo di tale natura?

«Mi sono avvicinato a questo progetto con notevoli riserve,» confessa. «Si tratta di un vero e proprio testamento, l`ultima opera che Camilleri ha scritto in pochi mesi, e questo mi ha conferito una responsabilità ancora maggiore. È curioso che Andrea abbia scelto un `perdente` come veicolo per i suoi ultimi messaggi, ma lui sosteneva che la storia raramente riflette la verità completa, essendo scritta dai vincitori. Mi affascinava l`idea di dare voce a una figura così complessa, spesso ritenuta l`origine di ogni male.»

Considerando il tema di vincitori e vinti, le interesserebbe, in qualità di regista, trasporre sul grande schermo una narrazione legata al mondo dello sport?

«Sono da sempre un grande appassionato di calcio,» risponde Zingaretti, «ma ritengo che questo sport, con le sue frequenti interruzioni e fasi di gioco statiche, non sia particolarmente adatto alla rappresentazione cinematografica; infatti, i film sul calcio sono piuttosto rari. Forse influenzato da quanto ho già visto, propenderei per la boxe. Questo sport, intriso di fatica e sudore, possiede una poetica straordinaria.»

Luca Zingaretti nei panni del Commissario Montalbano.
Luca Zingaretti nella serie «Il Commissario Montalbano». (ANSA/US RAI)

Ci sarebbe un atleta in particolare che sceglierebbe di raccontare?

«L`idea di un film biografico su un singolo sportivo non mi attrae particolarmente,» ammette, «ma se fossi costretto a scegliere, mi orienterei su Maradona. Nonostante le numerose produzioni cinematografiche a lui dedicate, ritengo ci sia ancora molto da esplorare. Mi affascina il suo lato più controverso; egli stesso, in una famosa intervista, dichiarò: `Immaginate cosa ci siamo persi, che giocatore avreste visto se non avessi fatto uso di cocaina.` Tuttavia, questo è solo un aspetto della sua complessa personalità. Sono più interessato al suo spirito ribelle, alla sua battaglia per i meno fortunati, un elemento che merita ancora approfondimento artistico. Inoltre, mi piacerebbe narrare la storia di Schwazer, legata a uno sport di grande sacrificio e onore. Ho visto diversi documentari su Netflix: la sua vicenda è drammatica, tradito da coloro che avrebbero dovuto sostenerlo e ingiustamente condannato una seconda volta, senza prove concrete.»

Passando dai grandi nomi dello sport al suo celebre personaggio, il Commissario Montalbano, dal quale a un certo punto della sua carriera ha manifestato il desiderio di distaccarsi…

«Le mie motivazioni erano di natura strategica,» spiega Zingaretti. «Camilleri stesso, fin dai tempi dell`accademia, insegnava l`importanza di congedarsi tra gli applausi. Ma poi ho riflettuto: se mi piace e mi diverte, perché interrompere? E, di fatto, al termine dell`ultima serie, direi che non siamo usciti con semplici applausi, ma con una vera e propria standing ovation, registrando ascolti record anche con le repliche. Credo di poter affermare di aver vinto la mia scommessa.»

Luca Zingaretti alla presentazione di `Il Commissario Montalbano`.
L`attore Luca Zingaretti durante la presentazione di nuovi episodi de «Il Commissario Montalbano». (ANSA/ETTORE FERRARI)

Cosa le manca maggiormente del rapporto con Camilleri?

«Mi mancano la sua amicizia, i suoi romanzi, ma soprattutto la sua incisiva voce civica,» risponde. «Interveniva di rado, ma ogni sua pronuncia aveva il potere di ristabilire un ordine. Purtroppo, nel panorama culturale contemporaneo, mancano figure carismatiche del suo calibro.»

Andrea Camilleri e Luca Zingaretti insieme.
Lo scrittore Andrea Camilleri e l`attore Luca Zingaretti celebrano il suo 80° compleanno. (AP Photo/Sandro Pace)

Ritornando alla sua passione per il tennis: ora ricopre anche una posizione nel Comitato Lazio della Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP).

«Sì, il presidente Emilio Sodano mi ha invitato a farne parte,» conferma. «Crede che, non essendo un `addetto ai lavori`, io possa offrire una prospettiva fresca e individuare nuove strategie per migliorare ulteriormente. Mi sembra un compito arduo, considerando l`eccezionale crescita del tennis italiano e i talenti straordinari che emergono. Lo considero una nuova sfida da affrontare.»

È curioso pensare che una volta il tennis la annoiasse. E riguardo all`attuale situazione della Roma, qual è la sua opinione?

«Gasperini ha infuso nuova energia nella squadra,» osserva, «ma è prematuro esprimere un giudizio definitivo. C`è un aspetto che mi sfugge, ovvero le restrizioni imposte dal fair play finanziario, che sembrano applicarsi unicamente alla Roma. Vorrei poter sognare con la stessa intensità dei miei amici napoletani, i quali per anni si sono sentiti dire che uno scudetto al Sud fosse irrealizzabile, salvo poi vedere De Laurentiis dimostrare il contrario. Con una pianificazione accurata e dedizione, qualsiasi obiettivo è raggiungibile. Io attendo fiducioso il giorno in cui potrò celebrare un successo della Roma, dopo aver già assaporato la gioia alle feste del Napoli.»

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