Non tutte le 20 società di Serie A sostengono Giovanni Malagò come candidato alla presidenza della FIGC. Il proprietario della Lazio, Claudio Lotito, insiste sull’esigenza di una «ristrutturazione totale del sistema».
La crisi del calcio italiano, culminata con la mancata qualificazione ai Mondiali per la terza edizione consecutiva, ha portato alle dimissioni del presidente della Federazione Gabriele Gravina. Ora si è alla ricerca di un nuovo capo che possa a sua volta scegliere il prossimo allenatore dell’Italia per iniziare le campagne di EURO 2028 e della Nations League a settembre.
Lotito contrasta la maggioranza della Serie A sulla FIGC
Nella riunione della Lega Serie A di oggi a Milano, 18 dei 20 club hanno appoggiato l’ex presidente del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) Malagò, ma Lazio e Hellas Verona si sono astenute.
«Il problema con Malagò non è il nome, quello è irrilevante», ha sottolineato il presidente della Lazio Lotito parlando con i giornalisti fuori dalla riunione. «Se qualcosa non funziona, deve essere ristrutturato, giusto? Questo sistema è stato costruito su una legge scolpita nella pietra 45 anni fa, quindi finché quella legge e quel sistema rimangono in vigore…
Dobbiamo ridisegnare tutto dall’alto verso il basso, il che significa che dobbiamo nominare un commissario straordinario.»
Ciò metterebbe di fatto la FIGC sotto amministrazione controllata, dando a quella persona il potere di prendere decisioni per cambiamenti radicali senza richiedere il sostegno della maggioranza.
Curiosamente, questo è un ruolo che Malagò ha già ricoperto, quando nel 2018 la FIGC e la Lega Serie A non riuscirono a raggiungere un accordo sull’elezione di nuovi leader.
È rimasto commissario straordinario da febbraio a maggio 2018, momento in cui erano riusciti a eleggere i sostituti.
