L’attrice e scrittrice Lella Costa parla di italiani, sport e tifo: `Jannik è un gran talento, con Panatta andrei in vacanza. In Paradiso Adamo voleva qualcosa di rosa, Dio gli creò la donna ma lui desiderava la Gazzetta…`

Lella Costa, nota attrice, scrittrice e doppiatrice, offre una prospettiva unica sullo sport. La sua capacità di cogliere dettagli, profondità e sfumature la rende un`osservatrice acuta del mondo, incluso quello atletico. Sebbene abbia sempre praticato attività fisica solo lo stretto necessario – definendola scherzosamente «un tantino contronatura» – è affascinata dalle storie e dalle persone dietro le performance. La sua profonda comprensione della passione sportiva emerge già da un suo vecchio aneddoto, ideato con Massimo Cirri e Sergio Ferrentino per uno spettacolo del 1992. Questa battuta narra che in Paradiso Adamo, desideroso di qualcosa di «rosa», ricevette da Dio la donna, ma ciò che in realtà bramava per le sue mattine era semplicemente la Gazzetta dello Sport.
La battuta, pur divertente, contrasta con la realtà odierna: la Gazzetta è letta da molte donne e lo sport femminile regala sempre più successi.
Lella Costa riconosce i progressi, ma sottolinea quanto ancora ci sia da fare per la parità di genere nello sport. Percepisce che, nell`immaginario comune, lo sport femminile sia spesso considerato `minore` o derivato da quello maschile, faticando a imporsi con una propria identità, nonostante la presenza di talenti eccezionali come le sciatrici italiane. Critica l`abitudine di aggiungere l`aggettivo `femminile` (ad esempio, `calcio femminile`) per distinguere le discipline, implicando che la forma maschile sia la predefinita. Questa situazione le dà l`impressione che lo sport femminile sia relegato a una `Serie B` percepita, nonostante l`impegno crescente di istituzioni e federazioni per promuovere l`uguaglianza. Spera che le nuove generazioni portino un cambiamento duraturo.
Nel suo spettacolo, trasformato poi in libro, «Se non posso ballare… Non è la mia rivoluzione», ha celebrato 102 donne straordinarie, tra cui diverse figure sportive.
Apre il suo lavoro con la storia di Wilma Rudolph, la cui infanzia fu segnata dalla polio e la cui carriera culminò con tre ori olimpici a Roma 1960. Costa evidenzia la necessità di dare maggiore visibilità a queste «bellissime eccellenze femminili».

Parlando dell`Inter, la sua fede calcistica è nata in famiglia?
Contrariamente alle aspettative, la sua passione non è di origine familiare; suo padre era milanista. La sua vicinanza all`Inter è nata dall`incontro con Massimo e Milly Moratti, persone che l`hanno coinvolta emotivamente nei colori nerazzurri. Questo legame si è consolidato durante gli anni gloriosi del «Triplete», lasciando un affetto duraturo.
Come ha vissuto la stagione calcistica trascorsa?
Ritiene che la squadra abbia «giocato male le proprie carte» nella stagione precedente, mancando di concretizzare il potenziale. Nonostante il dispiacere, ammette di non averci perso il sonno.
Una tifosa, dunque, con un approccio equilibrato.
Conferma la sua moderazione, esprimendo preoccupazione per le degenerazioni del tifo. Non si riferisce alla sana passione o al senso di appartenenza, ma ai «fatti vergognosi e preoccupanti» che avvengono ogni domenica fuori e dentro gli stadi. A suo avviso, si tratta di una manifestazione del «modo maschile» di interpretare il confronto come una guerra, dato che la percentuale di donne tifose coinvolte in tali episodi rimane bassa. Invita a una riflessione su questo fenomeno.

C`è un giocatore che le è particolarmente caro?
Nutre grande ammirazione per figure come Javier Zanetti e Giacinto Facchetti, definendoli «uomini meravigliosi e campioni straordinari». Ha anche avuto il piacere di incontrare l`ex calciatore Roberto Boninsegna, trovandolo «follemente simpatico».
E nel calcio attuale?
Ricorda l`incontro con Lilian Thuram (padre) a un festival letterario, descrivendolo come «un altro uomo magnifico», il che la porta a seguire con affetto anche i suoi figli calciatori.
Oltre al calcio, ha altre passioni sportive?
Il tennis è un altro sport che apprezza, pur rimanendo «attonita» dai livelli attuali di forza e velocità. Riguardo a Jannik Sinner, pur riconoscendone il «grande talento», ammette candidamente che non le è particolarmente «simpatico», consapevole di esporsi a critiche. Al contrario, ha conosciuto Adriano Panatta dopo la sua carriera, descrivendolo come un «uomo irresistibile, spiritoso e intelligente», con cui «andrebbe in vacanza subito».

La sua visione dello sport l`ha portata anche a una collaborazione con il vostro quotidiano.
Conferma la collaborazione con la testata, su invito dell`amico Candido Cannavò. Scriveva sull`ultima pagina del magazine, alternandosi con Dan Peterson e Julio Velasco, offrendo un punto di vista distintivo. Definisce l`esperienza «bella». Per Julio Velasco, in particolare, nutre una «autentica venerazione», ricordando un «appassionante» incontro letterario con lui e Quino (creatore di Mafalda) a Mantova, vissuto con leggerezza. Per lei, Velasco è un «leader» che trascende l`ambito sportivo.
Quali altri incontri l`hanno particolarmente colpita?
Tra gli altri incontri significativi, cita Lea Pericoli, ammirandone la «bellezza rara» e l`»eleganza naturale». Infine, menziona Alex Zanardi, un «incontro che tiene nel cuore» con una «persona fantastica».
