Motivi di cauto ottimismo per la Scuderia sul tracciato giapponese, caratterizzato da numerosi cambi di direzione.
Il presidente del Cavallino, John Elkann, rivolgendosi agli azionisti Exor, ha recentemente sottolineato l’importanza dell’apprendimento nel percorso della Formula 1, citando la «mentalità del progresso» di Enzo Ferrari. Con un digiuno di successi che si protrae da 30 gare (dal GP del Messico 2024, escludendo la Sprint di Lewis Hamilton in Cina l’anno scorso), la Ferrari si avvicina al prossimo Gran Premio di Suzuka con una rinnovata determinazione. Sebbene non si tratti del periodo più lungo senza vittorie nella storia del team, la situazione attuale invita a un cauto ottimismo, fondato su specifiche caratteristiche della SF-26 che potrebbero rivelarsi decisive in Giappone.
Agilità in Curva: Il Vantaggio delle Rosse
Mentre il campionato è iniziato all’insegna della Mercedes, che ha conquistato le vittorie in Australia e Cina con George Russell e Kimi Antonelli, dimostrando una netta superiorità in termini di velocità sui rettilinei grazie alla potenza della power unit e a una gestione ottimale dell’energia, la Ferrari possiede attributi che potrebbero mettere in difficoltà le «Frecce d’Argento» a Suzuka. La SF-26 spicca per la sua eccezionale rapidità in curva e per una migliore reattività nell’accelerazione in uscita. George Russell stesso ha riconosciuto che la vettura italiana è attualmente la «più veloce in curva» tra i top team. Queste qualità di agilità potrebbero essere esaltate in modo significativo sul circuito giapponese, noto per la sua peculiare forma a otto e le sue diciotto impegnative curve, dove le monoposto di Maranello mirano a eccellere.
Lo Scatto al Via: Un Elemento Cruciale
Un altro punto di forza su cui la Ferrari intende fare leva è la sua capacità di partenza fulminea. Dal punto di vista tecnico, le SF-26 sono dotate di un turbocompressore di dimensioni ridotte, che consente un’erogazione di potenza più istantanea. Questo si traduce in partenze estremamente aggressive, che hanno già permesso a Charles Leclerc e Lewis Hamilton di conquistare la testa della corsa nei primi giri in Australia e Cina, prima di essere superati dalle Mercedes. A Suzuka, un tracciato di «vecchia scuola», stretto e spietato con chi commette errori, la posizione guadagnata al via assume un’importanza cruciale. A differenza di circuiti moderni come Shanghai, concepito nel 2004 per favorire i sorpassi, il tracciato giapponese offre meno opportunità di recupero. Se le Ferrari dovessero riuscire a prendere il comando alla fine del primo settore, la gara per le Mercedes potrebbe diventare considerevolmente più complessa.
L’Ala «Macarena»: Un Aiuto Aerodinamico Strategico
Infine, c’è grande attesa per l’introduzione dell’ala posteriore soprannominata «macarena». Sebbene Charles Leclerc abbia espresso che non si tratta di un elemento capace di stravolgere le gerarchie, il suo impiego è atteso con un duplice beneficio: una minore resistenza all’avanzamento sui rettilinei e, di conseguenza, un risparmio di energia delle batterie, che potrà essere impiegata strategicamente in altre sezioni del tracciato. La «macarena» è un profilo sull’ala posteriore che si inclina di 270 gradi quando l’aerodinamica attiva viene azionata, riducendo la resistenza e generando un leggero sollevamento del retrotreno. Questo fenomeno incrementa l’espansione del flusso d’aria in uscita dal diffusore, traducendosi in un aumento di alcuni chilometri orari della velocità massima in rettilineo, a parità di potenza erogata dalla power unit. A Maranello si spera che l’insieme di questi fattori possa essere sufficiente per contrastare le Mercedes.
