Evelina Christillin: La Storia di una Vita tra Juventus e Sport

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Evelina Christillin, un’ex sciatrice di alto livello, ha dedicato la sua vita interamente allo sport. Fin da bambina, mentre le sue coetanee collezionavano album di animali, lei preferiva quelli dei calciatori. Ricorda come Gianni Agnelli stimasse Platini per la sua capacità di tenergli testa e come fosse profondamente dispiaciuto per la cessione di Zidane da parte di Moggi e Giraudo. Per quanto riguarda la Juventus attuale, la definisce “dignitosa, ce la facciamo bastare”.

Evelina Christillin ha trascorso un`esistenza interamente dedicata alla Juventus, allo sci e al mondo dello sport in senso più ampio. Testimone e protagonista di un`epoca che ha attraversato più millenni, ha osservato da una posizione privilegiata momenti significativi della storia juventina. Ha inoltre ricoperto il ruolo di presidente del Comitato promotore per le Olimpiadi Invernali di Torino 2006 e ha rappresentato l`UEFA nel consiglio della FIFA. La nostra conversazione prende avvio proprio dalla Juventus, la sua grande passione.

Evelina Christillin

Evelina Christillin in un`intervista.

Qual è stato il suo primo ricordo legato alla Juventus?

“Risale alla stagione 1966-67, quando ero ancora una bambina. A differenza di mia sorella e delle mie amiche, che desideravano album di animali, io insistevo per avere quello dei calciatori. Il mio preferito era Sandro Salvadore, un difensore tenace, che mi attraeva sia per il suo aspetto che per la coincidenza del compleanno, il 29 novembre, due giorni dopo il mio. Nutrivo anche una certa predilezione per il Venezia, affascinata dalle loro maglie neroverde e ammirando Ferruccio Mazzola, fratello di Sandro e figlio del leggendario Valentino. Per molti anni ho completato gli album Panini, prima di dedicarmi al Fantacalcio.”

Come si è sviluppata la sua amicizia con l`Avvocato Gianni Agnelli?

“Ero compagna di classe di Margherita, la figlia dell`Avvocato, e mio padre, Emilio, ex pilota Lancia, era un suo caro amico. Le nostre famiglie erano molto legate, e io e mia sorella siamo cresciute insieme a Margherita e a suo fratello Edoardo.”

Antonio Cabrini e Massimo Mauro della Juventus

Antonio Cabrini e Massimo Mauro in allenamento con la Juventus nel 1988.

Durante la sua giovinezza, fu attratta da Antonio Cabrini, icona juventina di quegli anni, come molte altre ragazze?

“Innamorata, no. Lo consideravo affascinante e cordiale; siamo tuttora amici e manteniamo i contatti. A dire il vero, il mio interesse andava più verso Tardelli. Marco, tuttavia, sposò un’altra mia compagna di classe, Alessandra Grassi. I calciatori della Juventus erano soliti frequentare la nostra scuola, venendo a prenderci con le loro automobili. Io, però, a un certo punto intrapresi una strada diversa, dedicandomi al bridge in compagnia di Beppe Furino e Oscar Damiani.”

Quando ebbe l`occasione di volare per la prima volta sull`elicottero dell`Avvocato?

“Ritengo fosse il 1971. Ero una sciatrice, parte della nazionale B, e avevo già preso parte ad alcune gare di Coppa del Mondo. Ero abbastanza abile, ma non eccezionale. L`Avvocato era solito andare a sciare in elicottero e un giorno suggerì a mio padre: `La prossima volta porti la ragazza, voglio osservare come scia.`”

In quanto sciatrice di talento, era considerata una rivale di Claudia Giordani, campionessa italiana degli anni Settanta e figlia del commentatore sportivo Aldo?

“Competevo sia nello slalom speciale che nel gigante. Inizialmente, ero più veloce di Claudia, ma col tempo lei mi ha superato. A quel punto, mi sono trovata di fronte a una scelta tra la carriera sportiva, gli studi e il lavoro, e decisi di abbandonare le competizioni.”

È vero che l`Avvocato le aveva affibbiato il soprannome «Moon Face», ovvero «Faccia di Luna»?

“Assolutamente sì. Il mio viso era rotondo, quasi come una mela. La mia nipotina quattordicenne mi assomiglia molto. Quando la prendono in giro per questo, le dico sempre: ‘Sai, alla tua età ero esattamente come te.’”

Evelina Christillin in primo piano

Evelina Christillin.

Agnelli la nominò presidente del comitato promotore per le Olimpiadi invernali di Torino 2006.

“Era il 1998, e mi sentivo la ‘ragazza designata dall’Avvocato’. Fu lui a organizzarmi i primi due incontri per sostenere la candidatura di Torino. Così ebbi modo di confrontarmi con Jean-Claude Killy, l’eccezionale sciatore francese che supportava Sion, la città in cui risiedeva in Svizzera, e con Juan Antonio Samaranch, allora presidente del CIO. Killy, a Ginevra, mi prospettò una possibilità su mille. Con Samaranch, a Barcellona, l’intera conversazione si focalizzò sul calcio. L’Avvocato mi chiamò in seguito, dicendomi: ‘Sembra che i tuoi colloqui non siano andati come sperato. Dicono che sei una ragazza piacevole e carina…’. La mia risposta fu: ‘Avvocato, facciamo così: mi conceda altri due mesi. Se non dovessi riuscire, tornerò alla mia cattedra di Storia all’università’. Fortunatamente, le cose andarono per il meglio: riuscii a convincere Samaranch. Ci aggiudicammo le Olimpiadi e nominai Killy presidente della commissione di coordinamento dei Giochi del 2006, incarico che accettò con grande entusiasmo. Killy era stato il mio idolo fin dalla giovinezza; l’avevo seguito alle Olimpiadi di Grenoble nel 1968.”

Ricorda altri aneddoti dei viaggi in elicottero con l`Avvocato?

“Prendevamo il volo verso le montagne per sciare, poi atterravamo a Villar Perosa per un saluto alla squadra – i giocatori quasi gli rendevano omaggio – per poi ripartire alla volta di Torino per la partita. Un classico intramontabile durante i derby con il Toro era lo scherzo a Boniperti. Il presidente era solito abbandonare lo stadio all`intervallo di ogni match, ma contro il Torino lo faceva persino prima. Tornava di corsa a casa e si chiudeva nel suo studio con i tappi nelle orecchie, poiché dalla sua abitazione udiva i fragorosi boati del Comunale. Non voleva assolutamente conoscere il risultato. A partita conclusa, l’Avvocato andava a trovarlo e gli narrava storie incredibili, inventando situazioni surreali, e Boniperti esclamava sempre: ‘Non è possibile, non è possibile!’”

Boniperti, Brio, Trapattoni, Serena della Juventus nel 1985

Giampiero Boniperti, Sergio Brio, Giovanni Trapattoni e Aldo Serena della Juventus nel 1985.

L`Avvocato rimproverava spesso a Boniperti di non aver ingaggiato Maradona, pur avendolo segnalato in giovane età?

“Confermo, era un modo affettuoso per prenderlo in giro. Boniperti accettava lo scherzo e replicava di essere troppo devoto per ingaggiare un calciatore con un cognome che evocava, seppur vagamente, la blasfemia. Proprio come noi, Boniperti frequentava assiduamente la parrocchia di San Vito; le nostre famiglie erano profondamente religiose. Agnelli era venuto a conoscenza del giovane Diego grazie ai suoi contatti internazionali, presumibilmente tramite Fiat Argentina. Nella dimora degli Agnelli, vi era un centralino in grado di trovare o di disporre dei numeri di telefono di chiunque. L’Avvocato chiamava a qualsiasi ora. Rammento il nome del capocentralinista, Spiro. Non esistevano ancora i telefoni cellulari, e da quel centralino partivano chiamate per ogni angolo del mondo.”

L`Avvocato Agnelli nutriva una certa benevolenza verso il Torino?

“Sì, sia lui che Boniperti nutrivano un rispetto profondo per il leggendario Grande Torino e furono entrambi profondamente colpiti dalla tragica vicenda di Superga. Ricordo un episodio al Comunale: il Torino stava subendo una pesante sconfitta contro la Juventus. Il sindaco Diego Novelli, accanito tifoso granata, si rivolse ad Agnelli e, in piemontese, gli chiese: ‘Avvocato, è sufficiente così, per favore.’ E Gianni, sempre in piemontese e senza alcuna malizia, replicò: ‘Non si preoccupi, la prossima volta andrà meglio.’ Molti presidenti del Torino provenivano dall`indotto Fiat, e la squadra granata beneficiava di un parco auto di cortesia fornito dalla Fiat. Da parte nostra non vi era alcun rancore verso il Torino. Non posso affermare lo stesso per i tifosi granata, che invece ci detestano apertamente. D`altronde, per noi la sfida più sentita rimane quella contro l`Inter, il vero Derby d`Italia.”

Michel Platini

Michel Platini in campo durante la finale di Coppa dei Campioni del 1985.

Qual era il motivo della predilezione dell`Avvocato per Michel Platini?

“Perché Michel possedeva, e possiede tuttora, un`intelligenza superiore e non esitava a tenergli testa, replicando alle sue battute, mentre la maggior parte degli altri calciatori rimaneva in rispettoso silenzio. Agnelli lo ingaggiò dal Saint-Étienne per una somma modesta e pronunciò la celebre frase: ‘Abbiamo acquistato Platini per un tozzo di pane e ci abbiamo spalmato sopra il foie gras.’ Con Michel mantengo i contatti, così come con Del Piero. L`altro giorno, con Ale, abbiamo discusso di politica estera, in particolare di Trump, dato che avendo vissuto in America, a Los Angeles, è ben informato sulla situazione.”

Zbigniew Boniek della Juventus

Zbigniew Boniek durante Juventus-Liverpool nel 1985.

I soprannomi coniati dall`Avvocato erano spesso incisivi.

“Assolutamente sì. Ricordo ‘Bello di notte’ per Boniek, ‘Pinturicchio’ per Del Piero, e ‘Coniglio Bagnato’ per Baggio. Una volta, in aeroporto, mentre ci preparavamo per una trasferta, l’Avvocato si rivolse a Boniek dicendogli: ‘Caro Zibì, domani giocheremo di giorno, non potrai fare il Bello di Notte’. Boniek, con prontezza, replicò: ‘Avvocato, vorrà dire che domani in campo indosserò gli occhiali da sole!’”

E per quanto riguarda Zidane?

“Gianni fu profondamente dispiaciuto per la sua cessione al Real Madrid. Moggi e Giraudo gli avevano categoricamente assicurato che non lo avrebbero ceduto, ma poi lo fecero. La sua rabbia fu silenziosa, non proferì parola, in quanto non era solito interferire con il lavoro dei dirigenti e degli allenatori. Sono certa che non diede mai consigli sulla formazione a nessun tecnico.”

Qual è stato il suo momento più difficile o sfortunato mentre seguiva la Juventus?

“Senza dubbio, la finale di Coppa dei Campioni del 1983 ad Atene, persa contro l`Amburgo. Alla vigilia dell`incontro, nel nostro ritiro, si percepiva una tensione insolita. In campo, i nostri calciatori apparvero paralizzati dal gol di Magath. A peggiorare la situazione, durante il volo di ritorno, Piero Fassino, un noto tifoso juventino e all`epoca dirigente del PCI, si sentì male a causa di un`infezione intestinale probabilmente contratta in qualche buffet. Non fu affatto un’esperienza piacevole. Una volta atterrati a Caselle, Fassino fu immediatamente trasportato in ospedale.”

Gianni Agnelli alla finale di Coppa dei Campioni 1983

Gianni Agnelli durante la finale di Coppa dei Campioni tra Amburgo e Juventus nel 1983.

Come avrebbe reagito Gianni Agnelli, scomparso nel 2003, allo scandalo di Calciopoli nel 2006?

“Ritengo che avrebbe agito in maniera simile a suo nipote John Elkann, che egli stesso aveva designato come successore alla guida della famiglia. Nel 2006, durante il processo sportivo, l’avvocato Zaccone, difensore della Juventus, dichiarò che la retrocessione in Serie B con penalizzazione sarebbe stata una sanzione accettabile, un’affermazione significativa. Credo che l’Avvocato, seppur con il cuore straziato, avrebbe espresso lo stesso parere.”

Luciano Moggi continua a dichiararsi innocente.

“Dal suo punto di vista, agisce correttamente, dato che numerosi sostenitori sono al suo fianco. E non si può negare che anche altrove siano accaduti episodi discutibili, come il caso del passaporto falso di Recoba dell’Inter. Personalmente, già all’epoca mi sembrava inequivocabile che la Juventus beneficiasse di una certa sudditanza psicologica da parte del corpo arbitrale.”

Aleksander Čeferin, Presidente UEFA

Il Presidente UEFA Aleksander Čeferin.

Nel 2021, durante la controversia della Superlega, si è trovata in una situazione estremamente complessa, divisa tra la sua profonda lealtà alla Juventus della famiglia Agnelli e il suo ruolo di membro UEFA nel consiglio FIFA. In quel frangente, Andrea Agnelli aderì improvvisamente alla Superlega, provocando la veemente accusa di tradimento da parte del presidente UEFA Ceferin.

“Sono uscita da quella vicenda profondamente segnata a livello umano. Fu una notte drammatica, trascorsa nella war room della UEFA a Montreux, in Svizzera. Ceferin era costantemente al telefono con leader come Macron e Boris Johnson. Molti mi consideravano una sorta di `serpe in seno`, una traditrice al servizio di Andrea Agnelli, ma non era così. Chiesi a Ceferin se fosse opportuno che mi dimettessi, e lui mi rispose: ‘Assolutamente no, so che la tua lealtà è con noi.’ Io ero completamente all’oscuro della decisione di Andrea di procedere con la Superlega. Feci ritorno a Torino da sola, in auto, e durante il tragitto, in Valle d’Aosta, deviai per raggiungere Issime, il paese dove sono sepolti i miei genitori. Andai al cimitero e, di fronte alla loro tomba, mi sfogai, piansi e parlai con loro. Da quel momento, non sono più tornata allo Stadium per assistere alle partite della Juve, facendo un’unica eccezione per la partita d’addio della mia amica Sara Gama delle Women.”

Andrea Agnelli

Andrea Agnelli, ex presidente della Juventus.

Come sono i suoi rapporti attuali con Andrea Agnelli?

“Andrea risiede in Olanda, ma ci incontriamo al Sestriere. Le sue figlie e le mie nipoti frequentano lo stesso sci club. Ci scambiamo saluti. Il mio affetto per lui è immutato, e non potrebbe essere altrimenti; non posso che esprimere gratitudine alla famiglia Agnelli per tutto ciò che mi ha donato. Mantengo un rapporto splendido con Allegra, la madre di Andrea. A dicembre, quando non stavo bene, si è prodigata per assicurarmi assistenza presso l’ospedale oncologico di Candiolo. La Juventus è nel mio cuore e lo sarà sempre, ma durante i giorni della Superlega ero al servizio della UEFA e la mia lealtà doveva essere rivolta a quell`organizzazione.”

Lei è cresciuta con Margherita ed Edoardo Agnelli, i figli di Gianni e Marella Caracciolo. Come ha affrontato il suicidio di Edoardo?

“Poco prima della tragica evenienza, lo incontrai per strada, in collina; eravamo entrambi in auto. Era mattina presto, mi fece segno con i fari. Ci fermammo, e lui mi chiese notizie di mia madre malata, che di lì a poco ci avrebbe lasciati. Solo in seguito scoprii che quella stessa mattina si stava recando a effettuare un sopralluogo per il suo suicidio. Due giorni dopo, accompagnai un assessore regionale a casa dell’Avvocato per un incontro, e all’uscita notai il questore Nicola Cavaliere, un amico. Mi disse: ‘Fermati, è successa una cosa terribile. Hanno trovato un’auto della Fiat abbandonata sul viadotto di Fossano.’ Cavaliere si stava recando dall’Avvocato per comunicargli la notizia. Edoardo era un ragazzo straordinario, ma al contempo estremamente fragile. Non riuscì a sostenere il peso delle aspettative familiari. Siamo cresciuti con bambinaie che ci insegnavano il francese e l’inglese, ma avevamo scarse interazioni con i nostri genitori. Non intendo che questa sia un’accusa, ma semplicemente che le cose si svolsero in quel modo.”

Come ex sciatrice, qual è la sua opinione sulla tragica scomparsa di Matteo Franzoso, deceduto su una pista in Cile?

“Ho avuto il privilegio di vedere crescere Matteo Franzoso e Matilde Lorenzi (la sciatrice italiana scomparsa nel 2024, ndr) allo sci club del Sestriere; erano due ragazzi eccezionali, sempre cortesi e sorridenti. Potete solo immaginare il mio stato d`animo attuale. Ne ho discusso con il mio amico Paolo De Chiesa (ex membro della Valanga Azzurra, ndr). Paolo sostiene che esiste una disparità eccessiva nelle misure di sicurezza tra le gare e gli allenamenti, considerando che sia Lorenzi che Franzoso hanno perso la vita durante discese di preparazione. Anche i materiali giocano un ruolo cruciale. Ai nostri tempi, sciavamo con sci lunghi, mentre oggi si utilizzano sci più corti, il che ha incrementato notevolmente le velocità. Tuttavia, ogni sciatore è pienamente consapevole dei rischi intrinseci del proprio sport, sapendo che una caduta a 130 chilometri all’ora può risultare fatale. È una riflessione simile a quella che si fa per i piloti di Formula Uno.”

Di recente è stata vista a Genova, in occasione del quarantesimo compleanno di Silvia Salis, la neoeletta sindaca di Genova ed ex campionessa di lancio del martello.

“La Juventus stava giocando contro il Borussia Dortmund, e io seguivo la partita dal mio smartphone. Di tanto in tanto esultavo, e le persone mi guardavano con curiosità, ma per me la Juve ha sempre la priorità. Io e Silvia Salis siamo ottime amiche. È una persona estremamente capace, ma dobbiamo fare attenzione a non `bruciarla` prematuramente come potenziale figura politica di spicco. Ha una formazione in management sportivo, era un`atleta nel lancio del martello e possiede una forza d`animo straordinaria, non si arrende di fronte a nessun ostacolo. Dobbiamo permetterle di seguire il suo percorso senza sovraccaricarla di aspettative eccessive.”

Qual è la sua visione della Juventus attuale?

“La squadra mi appare ben organizzata. Non mi faccio illusioni, c’è ancora molta strada da percorrere, e non credo che potrà mai raggiungere il livello delle Juventus di Trapattoni, Lippi o Conte. Tuttavia, è una squadra dignitosa, e per il momento, ci accontentiamo.”

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