Alessandro Del Piero ha espresso una delle critiche più schiette sulla crisi del calcio italiano, a seguito delle ripetute assenze della nazionale dai Mondiali. Ha esortato a una genuina umiltà e a una riforma strutturale complessiva, piuttosto che allo scaricabarile e all’autoconservazione osservati tra coloro che detengono il potere.
Parlando apertamente, l’icona della Juventus ha sottolineato la gravità di una terza assenza consecutiva dalla Coppa del Mondo. Ha descritto l’eliminazione del 2018 come uno shock, quella del 2022 come un incubo, e la terza come qualcosa di sempre più difficile da giustificare, data la storica statura dell’Italia come grande potenza calcistica.
Del Piero ha affermato con fermezza che la colpa non può essere attribuita a un singolo individuo, asserendo che i problemi sottostanti sono molto più profondi. Ha notato che numerosi fattori complessi si sono combinati per produrre questo risultato indesiderato.
La sua soluzione proposta è altrettanto chiara e affronta direttamente quella che egli ritiene essere una cultura di interesse personale che ostacola il calcio italiano. Crede fermamente che questa mentalità, dove gli individui danno priorità alle proprie posizioni, debba cambiare radicalmente.
Tracciando paralleli con le passate avversità sportive dell’Italia, come quelle del 1982 e del 2006, il cinquantunenne ha suggerito che tali crisi hanno storicamente stimolato creatività, desiderio e soluzioni innovative. Si augura che la situazione attuale, pur sembrando desolante, possa anch’essa innescare un tale rilancio.
Riguardo allo sviluppo dei giovani, Del Piero ha identificato un problema culturale fondamentale: ai giovani giocatori viene spesso detto troppo cosa fare, il che soffoca la loro creatività naturale. Sostiene che questo porta a giocatori che sanno eseguire comandi ma che falliscono al di fuori di sistemi rigidi, venendo erroneamente etichettati come scarsi anziché come prodotti di un metodo di insegnamento imperfetto.
Del Piero ha concluso con un messaggio schietto per il calcio italiano: «L’orgoglio deve essere messo da parte. Ciò che serve ora è umiltà, la volontà di ricominciare, di studiare e di analizzare chi sta facendo bene le cose. Non siamo più ciò che pensiamo di essere.»
