Il Como di Cesc Fabregas è sorprendentemente in corsa per la qualificazione alla Champions League, ma il club potrebbe trovarsi ad affrontare problemi relativi allo stadio e alle sanzioni del Fair Play Finanziario della UEFA.
I Lariani, solo due stagioni fa in Serie B, stanno attualmente volando alto al quarto posto, ben al di sopra di Roma e Juventus nella caccia a un posto in Champions League.
Sarebbe un risultato sorprendente per questa «cenerentola» del calcio italiano, che non partecipa a competizioni europee dalla Coppa Mitropa nel 1980-81, quando la partecipazione era aperta ai vincitori del titolo di Serie B.
Como non ancora pronto per la Champions League

Se il Como dovesse accedere alla Champions League, potrebbero sorgere alcuni problemi significativi, a partire dallo Stadio Sinigaglia.
Saranno necessari lavori di ristrutturazione per adeguare l’arena agli standard delle competizioni UEFA, e se questi non saranno completati entro settembre 2026, la squadra dovrà disputare le proprie partite casalinghe altrove.
Non è una situazione del tutto inedita; è stato riferito che il club ha già sondato il terreno con il Sassuolo per l’utilizzo del Mapei Stadium a Reggio Emilia. Questa soluzione fu adottata anche dall’Atalanta quando debuttò in Champions League.

Un’altra problematica è legata alle finanze del Como. Il club, rilevato in Serie D dopo il fallimento dalla ricca famiglia indonesiana Hartono, ha beneficiato di ingenti investimenti.
I loro significativi capitali hanno permesso alla squadra di crescere rapidamente, ma hanno anche comportato una perdita di 105 milioni di euro alla chiusura dell’anno finanziario a giugno 2025.
La UEFA potrebbe concedere una deroga per la prima stagione, ma successivamente richiederà un Accordo di Transazione per il riequilibrio dei conti. Una situazione non dissimile da quella affrontata dall’Aston Villa al suo ritorno in Europa nel 2023.
