Bernardes: «La video review nel tennis? Meno decisioni per l’arbitro, ma rischia di diventare un videogioco»

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L’ex giudice di sedia commenta la decisione di Wimbledon: «È difficile non credere che prima o poi gli arbitri verranno totalmente sostituiti»

L’introduzione della video review anche a Wimbledon rappresenta un passaggio simbolico per il tennis, uno sport costantemente in equilibrio tra il rispetto della tradizione e la spinta all’innovazione. Per analizzare questa evoluzione, abbiamo interpellato Carlos Bernardes, uno dei decani tra i giudici di sedia, con un’impressionante carriera che include l’arbitraggio di tre finali Slam, le Finals, i Giochi Olimpici e incontri di ben 24 numeri uno del mondo. Bernardes, che si è ritirato a fine 2024 dopo aver vissuto in prima persona tutti i cambiamenti del tennis, ci ha risposto dal Brasile.

Per Bernardes, l’apertura di Wimbledon alla video review era solo questione di tempo. «Prima o poi doveva succedere,» ha commentato, notando come altri tornei del Grande Slam, come gli US Open e gli Australian Open, avessero già adottato sistemi simili, così come molti altri eventi del Tour.

Ripensando ai suoi anni sul seggiolone, Bernardes ammette che un tale strumento avrebbe semplificato notevolmente molte situazioni: «Sarebbe stato sicuramente molto più semplice, perché non ci sarebbero state così tante discussioni; spesso non si sapeva nemmeno se le proteste dei giocatori fossero fondate o meno.»

La tecnologia ha indubbiamente modificato il ruolo dell’arbitro. «Con la tecnologia, l’influenza degli arbitri nelle decisioni importanti è diminuita notevolmente,» spiega Bernardes. Se da un lato ciò «aiuta a essere più tutelati, perché non è più necessario fare le chiamate di dentro o fuori,» riducendo così l’esposizione degli arbitri, dall’altro emerge una preoccupazione: «Il problema del video review o dell’Hawk-Eye è che tolgono il peso dell’errore umano. Essendo tutto automatico, in teoria le emozioni non dovrebbero cambiare, ma diventa un po’ come un videogioco.»

A Bernardes viene in mente un episodio della sua carriera in cui avrebbe desiderato un supporto video. «Non tanto l’Hawk-Eye, quanto il video review,» specifica. Ricorda un tocco della palla sulla racchetta di un giocatore durante una partita alle Olimpiadi: «Non ho visto né sentito nulla, e si trattava di un punto importante. Forse con il VAR si sarebbe potuto dimostrare se ci fosse stato o meno il tocco…»

Il rapporto tra giocatori e arbitri, tradizionalmente basato sulla fiducia, si è modificato. «Purtroppo nelle partite non c’è più quel tipo di contatto tra giocatori e arbitri,» osserva Bernardes. Le interruzioni per discussioni su decisioni contestate sono diminuite, e oggi «è più importante spiegare al pubblico o alla TV perché un giocatore chiede di usare il VAR o chiarire quale sia stata la decisione finale.»

Guardando al futuro, Bernardes vede un tennis sempre più «automatico» e non esclude la possibilità che la figura dell’arbitro possa essere completamente sostituita. «È un po’ difficile non pensare che, in qualche modo, l’arbitro possa essere sostituito, prima o poi,» afferma, menzionando che questa è una delle idee dell’ex direttore dell’Australian Open, dove «tutto verrebbe controllato dall’esterno del campo.»

In sintesi, non si torna indietro. «La tecnologia è venuta per restare, non solo nel tennis ma nelle nostre vite in generale,» conclude Bernardes. Il gioco è diventato più veloce, con meno discussioni e meno momenti di tensione. Il rapporto tra giocatori e arbitri è cambiato e continuerà a evolversi. «Basta guardare gli altri sport: nel calcio, oggi quando viene segnato un gol, a cosa si presta più attenzione? A chi ha segnato oppure all’arbitro che aspetta il VAR per confermare che sia tutto regolare? Nel tennis non è diverso, e la tecnologia continua a evolversi sempre più rapidamente. Se il giudice di sedia scomparirà? Non scommetterei che questo non possa accadere…»

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